Salorno BZ, piscina riservata alle donne musulmane. L’inclusione non si costruisce creando nuove divisioni! E le altre religioni? “Vince chi urla di più!”
Come referente del Comitato Costituente di Futuro Nazionale in Alto Adige, esprimo profonda perplessità sulla decisione odierna del Lido di Salorno di riservare una serata della piscina comunale esclusivamente alle donne di fede islamica.
L’inclusione non può e non deve trasformarsi in un sistema di privilegi o di corsie preferenziali basate sull’appartenenza religiosa. Se un servizio pubblico viene organizzato secondo criteri confessionali, il rischio è quello di creare una distinzione tra cittadini, anziché favorirne l’integrazione.
Una società davvero inclusiva è quella in cui tutti condividono gli stessi spazi, gli stessi diritti e gli stessi doveri. Separare le persone in base alla religione significa, al contrario, favorire una logica di ghettizzazione che finisce per isolare proprio quelle donne che dovrebbero essere accompagnate verso una piena partecipazione alla vita sociale.
Ci chiediamo inoltre quale sia il criterio adottato. Se si ritiene corretto dedicare una serata esclusiva alle donne musulmane, allora, per coerenza, si dovrebbero prevedere analoghe iniziative per donne cristiane, ebree, induiste, buddhiste, sikh, baha’i, atee e appartenenti a qualsiasi altra confessione o convinzione. E perché non riservare spazi anche agli uomini, alle persone con orientamenti sessuali particolari, alle persone con disabilità, agli anziani o ad altre categorie? Con tristezza, vi dico ironicamente: “ghettizziamo tutti!”
Lo Stato e gli enti pubblici devono garantire uguaglianza di trattamento, non differenziazioni fondate sull’appartenenza religiosa. Diversamente si crea una disparità che difficilmente può essere definita inclusiva.
Il rispetto delle diverse culture è un valore fondamentale. Tuttavia, il rispetto non può tradursi nella sottomissione di chi urla più forte, nell’accettazione di pratiche che rischiano di rafforzare separazioni sociali o modelli culturali nei quali la donna viene tenuta distinta dagli altri cittadini. L’integrazione passa attraverso la condivisione degli spazi pubblici, non attraverso la loro frammentazione.
Se e quando, la prossima volta, da quella religione ci sarà chiesto di dividere la piscina in base al sesso o di erigere un muro alto lungo tutto il perimetro del Lido, per evitare che gli uomini guardino le donne in costume? Cosa faremo?
Futuro Nazionale ritiene che le istituzioni debbano investire in politiche che uniscano le persone, non che le dividano. I servizi pubblici devono rimanere luoghi di incontro, di pari dignità e di pari opportunità per tutti, senza privilegi né discriminazioni.
Perché l’uguaglianza vale per tutti, oppure non è uguaglianza.
Massimo Bessone
Referente Comitato Costituente di Futuro Nazionale per l’Alto Adige Bolzano 308 Ex Assessore provinciale – Consigliere regionale