Alloggi ai migranti: la Provincia fuori dalla realtà. Prima i cittadini dell’Alto Adige.
Apprendo con forte preoccupazione le iniziative della Provincia autonoma di Bolzano, guidate dall’assessora al sociale Rosmarie Pamer, che sta lavorando ad una delibera per individuare alloggi destinati a famiglie migranti da distribuire nei Comuni altoatesini.
Secondo quanto emerso, si tratta di trovare sistemazione per circa 94 famiglie attualmente ospitate in hotel a Bolzano, con l’idea di una redistribuzione sul territorio in nome di una presunta “solidarietà tra Comuni”.
Un’impostazione che, nei principi, può sembrare condivisibile, ma che nella realtà dei fatti dimostra una totale distanza dai problemi concreti dei cittadini altoatesini.
L’Alto Adige è oggi uno dei territori con il costo della vita più alto d’Italia, soprattutto per quanto riguarda la casa. In città come Bressanone, ad esempio, si raggiungono anche i 10.000 euro al metro quadro. E mentre la Provincia cerca alloggi per nuovi arrivi, i nostri cittadini non riescono più a trovare una casa, sono all’affanno.
Questa è la vera emergenza.
Abbiamo:
- giovani che non riescono a costruirsi un futuro, spesso costretti a lasciare il territorio;
- famiglie che non trovano un affitto sostenibile;
- una carenza cronica di medici, con l’Alto Adige sempre meno attrattivo rispetto a realtà vicine come Austria e Svizzera;
- forze dell’ordine che, a parità di stipendio, non riescono a sostenere il costo della vita in Alto Adige e chiedono il trasferimento verso territori meno onerosi. E sappiamo quanto sia importante oggi il tema della sicurezza: si rischia così di creare un circolo vizioso che aggrava ulteriormente il problema invece di risolverlo.
- E non solo. Molti giovani restano a casa perché non trovano un alloggio accessibile. Altri, altamente qualificati, preparati e spesso plurilingue, scelgono di andarsene altrove perché trovano condizioni migliori.
È la cosiddetta fuga dei cervelli.
Così facendo rischiamo un paradosso pericoloso: perdiamo i nostri giovani più capaci e attraiamo, senza criteri chiari, persone che difficilmente potranno contribuire allo sviluppo del territorio, e delle quali dobbiamo farci carico continuamente, andando a gravare un’economia già fortemente in crisi.
Eppure, la priorità sembra essere un’altra.
Non si tratta di essere razzisti. Nessuno deve essere lasciato per strada e nessuno deve morire. Ma governare significa stabilire delle priorità.
Oggi la Provincia propone di distribuire famiglie migranti nei Comuni, parlando di “solidarietà”. Ma la solidarietà non può essere imposta né può andare a scapito dei cittadini che già vivono e lavorano qui.
Come referente provinciale del comitato di Futuro Nazionale, in linea con il pensiero di Roberto Vannacci, ribadisco un principio semplice: prima vengono i nostri cittadini.
Non possiamo permetterci:
- di mettere in secondo piano i residenti dei gruppi linguistici italiano, tedesco e ladino;
- di creare ulteriore pressione su un mercato immobiliare già saturo;
- non da ultimo, di ignorare i segnali crescenti di disagio sociale e insicurezza.
I dati parlano chiaro: a Bolzano la situazione è già critica, con centinaia di persone ospitate tra strutture e alberghi e altre costrette a dormire per strada dopo la chiusura dei centri emergenziali.
Continuare su questa strada senza una visione chiara significa aggravare un problema già fuori controllo.
Serve invece un cambio di rotta immediato:
- priorità assoluta alle politiche abitative per i residenti;
- sostegno concreto a lavoratori essenziali e famiglie locali;
- stop a nuove iniziative che aumentano la pressione sul sistema;
- gestione dell’immigrazione basata su lavoro, regole e sicurezza.
Chi viene per lavorare e integrarsi deve avere una possibilità.
Chi delinque deve essere rimpatriato.
Chi pensa di vivere a carico della collettività non può essere accolto.
L’Alto Adige è stato per anni un modello di equilibrio e qualità della vita. Oggi rischia di perdere questa identità a causa di scelte politiche sbagliate e scollegate dalla realtà.
La solidarietà è un valore, ma non può diventare un obbligo che penalizza i nostri cittadini.
Massimo Bessone
Referente Comitato Costituente di Futuro Nazionale di Bolzano per l’Alto Adige
Ex Assessore provinciale e Consigliere regionale
Consigliere comunale a Vipiteno
Consigliere della Comunità comprensoriale Alta Valle Isarco