Immigrazione: l’Alto Adige non può diventare il punto di raccolta dei respinti d’Europa.
Apprendo dai mass media di oggi 03.04.2026 delle crescenti difficoltà del Comune di Bolzano nella gestione dell’emergenza migratoria, come evidenziato dalle dichiarazioni di assessori comunali e del sindaco. Una situazione che conferma quanto il tema sia ormai urgente e non più rinviabile.
Le notizie relative ai respingimenti da Vienna e al possibile trasferimento di famiglie migranti sul territorio altoatesino pongono una questione che non può più essere ignorata.
Bolzano e l’Alto Adige non possono diventare il contenitore di tutte le persone rifiutate dal resto d’Europa. Non è giusto, non è sostenibile e non è rispettoso delle nostre comunità.
Sia chiaro: nessuno deve essere abbandonato e nessuno deve morire. Ma allo stesso tempo non si può far finta che Paesi come Austria o Germania siano semplicemente “più razzisti o più cattivi”. Se oggi l’Europa sta adottando criteri più stringenti sull’accoglienza, è perché è evidente a tutti che non possiamo accogliere tutti indiscriminatamente.
Il vero problema è che, ancora una volta, manca una gestione europea seria e condivisa. Servirebbe una distribuzione equilibrata e obbligatoria tra gli Stati membri, ma questa condivisione, come spesso accade, non esiste.
Come referente provinciale del comitato di Futuro Nazionale, in linea con il pensiero di Roberto Vannacci, ribadisco un principio fondamentale: non tutta l’immigrazione è uguale.
Dobbiamo distinguere chiaramente:
- chi arriva per lavorare, integrarsi e rispettare le regole, a cui va data una possibilità concreta;
- da chi arriva senza prospettive, con l’unico obiettivo di essere mantenuto o, peggio, di delinquere.
Su questo non possono esserci ambiguità: chi delinque deve essere rimpatriato immediatamente.
L’accoglienza indiscriminata non è solidarietà, ma irresponsabilità. E i risultati, purtroppo, sono sotto gli occhi di tutti. Anche l’Alto Adige, che per anni è stato un’isola felice, oggi inizia a fare i conti con problemi di degrado, microcriminalità e crescente insicurezza.
Sempre più cittadini, soprattutto donne e anziani, segnalano un peggioramento della qualità della vita, non solo nei centri urbani ma anche nei paesi. Questo non è accettabile.
Non si tratta di essere razzisti, né di fare di tutta l’erba un fascio. Si tratta di essere seri e di difendere il proprio territorio. Si tratta di dire quella verità che tutti pensano!
Prima di tutto vengono i cittadini e le famiglie autoctone in difficoltà. Quando le risorse ci sono, è giusto aiutare anche gli altri. Ma quando le risorse finiscono, non si può continuare a promettere ciò che non si è più in grado di garantire.
Serve un cambio di rotta immediato:
- stop alle redistribuzioni automatiche sui territori di confine;
- controllo rigoroso degli ingressi;
- sostegno concreto ai Comuni;
- priorità alle famiglie altoatesine;
- integrazione reale per chi vuole lavorare e rispettare le regole.
L’Alto Adige non deve subire decisioni calate dall’alto. Deve poter scegliere, nel rispetto delle regole, come gestire l’accoglienza senza compromettere sicurezza, identità e coesione sociale.
Massimo Bessone
Referente del Comitato di Bolzano di Futuro Nazionale Ex Assessore provinciale e Consigliere regionale