Massimo Bessone

Ex Assessore provinciale all'Edilizia pubblica, Patrimonio, Libro fondiario e Catasto

Politica

Bandiera ladina: una battaglia identitaria bloccata dalla politica.

È ora che la giunta regionale la smetta con le ipocrisie e inizi a fare i fatti!

La bandiera ladina non è un semplice simbolo: è la storia, l’identità e l’orgoglio di un popolo che da oltre un secolo lotta per il riconoscimento dei propri diritti.

Nata in un momento storico drammatico, dopo la Prima Guerra Mondiale e il Trattato di Saint-Germain, la bandiera ladina venne esposta per la prima volta il 5 maggio 1920 al Passo Gardena, quando i rappresentanti delle cinque valli ladine si riunirono per rivendicare unità, dignità e il diritto di esistere come popolo.

Da allora, quei colori – azzurro, bianco e verde – rappresentano una comunità viva, radicata, che ancora oggi chiede rispetto e riconoscimento.

“Nel 2023, nella mia veste di Assessore provinciale e Consigliere regionale, ho deciso di trasformare questa richiesta in un atto concreto, depositando una mozione in Consiglio regionale per regolamentare finalmente l’uso e l’esposizione della bandiera ladina sugli edifici pubblici nei territori di riferimento.

Una proposta semplice, di civiltà: permettere ai comuni ladini, come quelli della Val Gardena, della Val Badia e della Val di Fassa di esporre ufficialmente la propria bandiera accanto a quella italiana, europea e regionale.

Una proposta che colmava un vuoto normativo evidente e che dava dignità istituzionale a una minoranza storica. Eppure, quella mozione non è mai arrivata in aula. È stata bloccata!

Bloccata non dall’opposizione, ma da chi sedeva al governo insieme a me: esponenti della SVP che, con pressioni politiche, ostruzioni e atteggiamenti inaccettabili, hanno impedito che venisse anche solo discussa.

Un fatto grave. Un sopruso politico che ha negato non a me, ma al popolo ladino, il diritto di vedere riconosciuto un proprio simbolo identitario.

Dopo le elezioni del 2023, con l’uscita mia dal Consiglio regionale, non ho più avuto la possibilità di portare avanti personalmente questa battaglia.

Nel 2024 il consigliere Paul Köllensperger, su nostro accordo, ha ripreso integralmente il mio testo e lo ha presentato in Consiglio regionale. La mozione è stata approvata a larga maggioranza.

Sembrava una vittoria. Ma era solo apparenza!

Perché da quel momento tutto si è fermato. La Giunta regionale non ha dato seguito alla mozione. Nessun atto concreto, nessuna attuazione, nessuna volontà politica.

Nel frattempo, gli stessi esponenti della SVP che avevano ostacolato il mio lavoro si sono affrettati a intestarsi il risultato, celebrando pubblicamente una vittoria che nei fatti continuano a tenere bloccata.

Questo è inaccettabile.

Non si può prima impedire una proposta, poi appropriarsene politicamente e infine lasciarla morire nei cassetti. Il popolo ladino merita rispetto, non operazioni di facciata!” Afferma l’ex assessore provinciale e Consigliere regionale Massimo Bessone.

“Per i ladini delle Dolomiti, la più antica minoranza della nostra Regione, sarebbe un segno di rispetto e riconoscenza da parte di chi ci governa se desse seguito al volere del Consiglio Regionale, oltretutto a costo zero. Sarebbe ora che si passasse dalle belle parole che spesso vengono usate nei nostri confronti a fatti concreti per la tutela del nostro popolo.” Ribadisce Stefan Kasslatter, ex Assessore del comune di Ortisei.

Oggi chiediamo con forza alla Giunta regionale del Trentino-Alto Adige di smetterla con i rinvii e le ambiguità e di dare immediata attuazione alla nostra mozione approvata.

La Giunta regionale, dando seguito alla mozione, non solo consenta l’esposizione della bandiera ladina sugli edifici pubblici dei comuni ladini, ma provveda anche a regolarizzare le bandiere già presenti su edifici pubblici in Val Gardena e, soprattutto, in Val Badia e in Val di Fassa, che oggi risultano esposte senza alcuna base giuridica.

Non è una questione ideologica. È una questione di rispetto istituzionale, di tutela delle minoranze e di coerenza politica.

Dopo oltre cento anni dalla nascita della bandiera ladina, e dopo anni di promesse e ostacoli, è arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti.

Noi questa battaglia l’abbiamo iniziata e continueremo a sostenerla.

Perché l’identità di un popolo non può essere ostaggio della politica.

Massimo Bessone – Stefan Kasslatter

Promotori dell’istituzionalizzazione della bandiera dei ladini delle Dolomiti nella Regione Trentino-Alto Adige

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