Una rosa rossa.

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Taluni di voi apprezzano quello che scrivo, molti hanno gradito la foto qui sotto (purtroppo non mia) che ho postato su Facebook per San Valentino!?
Ed allora ho voluto unire le due cose e dare una mia interpretazione a questo spezzato di vita, ho voluto animare questo scatto.
Non esitate dunque, andate qui sotto a leggere, entrate nei miei pensieri…

Sono seduto su un autobus, la mattina è fredda ed i finestrini appannati dal mio respiro ormai stanco. Tra pochi minuti sarò in ospedale, sarò da lei.
Sono tanti anni, non ricordo più neppure quanti, che le vivo accanto, e il non poterla più avere a casa genera in me un’infinita tristezza. Un mix di rimpianti e disabitudine al vivere da solo, un nodo alla gola, insomma.
Quando parto da casa per poterla raggiungere divento nervoso, la strada mi pare così lunga e questo autobus così scomodo. Non vedo l’ora d’esserle vicino e mi pare che il tempo non passi mai.
A volte ho perfino paura di non trovarla più lì ad aspettarmi. Ed allora comincio a pensare, a ricordare i bei momenti, forse per stare sereno, per non soffrire o, solo perché adoro vivere di ricordi.
Mi sento innamorato di lei come il primo giorno, come la prima volta in cui l’ho vista.
Eravamo a scuola durante l’intervallo, ero seduto con i compagni e l’ho vista passare. Era bellissima, un viso dolcissimo, lo sguardo fisso avanti a lei, poi per un istante si è girata, mi ha guardato. I miei occhi hanno incrociato i suoi. Credo d’aver trattenuto il fiato per alcuni secondi tanto era bella.
Da quel momento ho sognato, ho sperato di conoscerla e quando ho finalmente preso a me tutto il coraggio e sono riuscito a parlarle, il mio cuore pulsava così forte, le gambe tremavano e dalla bocca, quasi paralizzata, uscivano solo monosillabe. Ma è bastato un suo sorriso, con quei denti bellissimi, quel visino così dolce, che tutta la mia agitazione è presto scomparsa, lasciando il posto a chiacchiere e cenni d’intesa. Non ti dico poi la gioia nello scoprire che l’interesse era reciproco.
Da quel giorno nella mia vita è sorto il sole. Un sole caldo che mi ha illuminato la strada nelle scelte difficili e mi ha scaldato nei momenti duri. Questo sole che ora che è sulla via del tramonto, mi procura un brivido dietro la schiena.
Lo so, a te che leggi, tutto pare così romantico, ma per me è davvero triste.
Hai presente le stagioni? Bene, a volte arrivo a chiedermi che senso abbia l’estate così carica di vita, di gioie, di sole appunto, se poi si giunge sempre al cospetto dell’inverno!?
È struggente amare così tanto il sole vedendolo poi tramontare piano, piano, con un’inesorabile tristezza, dietro a quella montagna che a me pare un inferno. Sarà per quello che ho sempre preferito una spartana alba ad un bello quanto ingannevole tramonto, perché l’alba è l’inizio di un nuovo giorno, l’arrivo di un nuovo sole, il tramonto ti affascina, ma ti lascia solo con il buio.
Sarà per quello che noi anziani amiamo così tanto i bambini, perché per noi sono l’alba, la primavera, il sorgere di un meraviglioso sole.
Ora non sono più su quell’autobus, ora sto camminando verso l’ospedale. La vibrazione del sedile ha lasciato il posto al rumore dei miei passi e dinnanzi a me non ho più quel vetro in cui specchiavo le mie rughe, ma la porta della sua camera, l’ultimo ostacolo tra lei e me.
Non vedo l’ora di vedere quel viso che nonostante siano passati tanti anni non mi sono ancora stufato di guardare, bramo al solo pensiero di posare le mie labbra sulle sue, di percepire il profumo della sua pelle che ancora oggi mi inebria, ancora un istante e potrò abbracciare quel corpo reso così fragile e minuto da questo vigliacco male.
Oggi però mi sento più forte, nessuna lacrima farà capolino sul mio viso, perché non sono solo, quando le poserò questa rosa rossa sul comodino e lei mi ringrazierà, sorriderò a lei, sorriderò a te che leggendo mi hai accompagnato fino a qui.

Grazie e ovunque tu sia, non aspettare che tramonti il sole…

Tratto da “I miei racconti
di Massimo Bessone

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