CdA in Alto Adige – Bessone: “Gli altri nominano gli esperti. Gli italiani nominano solo amici o colleghi di Partito?”
Leggo con attenzione le dichiarazioni dell’assessora provinciale Ulli Mair e il dibattito che in questi giorni si è acceso attorno al futuro dell’IPES e, in particolare, alla proposta di abolire il Consiglio di amministrazione dell’istituto.
Intervengo non per alimentare polemiche, ma perché ritengo doveroso chiarire alcuni aspetti istituzionali che troppo spesso vengono dimenticati o raccontati in modo parziale, soprattutto in virtù della mia appartenenza, nella scorsa legislatura alla Giunta provinciale ove, insieme all’altro collega di Giunta della componente italiana, abbiamo designato e fatto nominare come presidente dell’IPES, la dottoressa Francesca Tosolini. Persona non amica o collega di partito, ma donna che con i fatti ha lavorato bene.
È quindi naturale che, di fronte a certe ricostruzioni, senta il dovere istituzionale di prendere parola.
In Alto Adige i Consigli di amministrazione degli enti pubblici sono sempre stati nominati dalla politica. Non è una particolarità dell’IPES e non è una novità di oggi: è semplicemente il funzionamento normale delle istituzioni.
Da sempre – e sarebbe ipocrita fingere il contrario – la gran parte dei CdA degli enti pubblici provinciali è stata nominata dalla componente politica di maggioranza e dal gruppo linguistico tedesco, anche per evidenti ragioni numeriche e di rappresentanza democratica.
Questo non è mai stato considerato uno scandalo. È sempre stato ritenuto un fatto fisiologico della vita amministrativa della Provincia.
Nel caso dell’IPES esiste inoltre una logica istituzionale precisa: poiché l’assessorato competente per il sociale è tradizionalmente guidato da un assessore di lingua tedesca, la designazione del Consiglio di amministrazione è stata nel tempo affidata alla componente italiana della Giunta provinciale, proprio per garantire equilibrio tra i gruppi linguistici.
Un meccanismo di equilibrio che ha sempre funzionato.
Per questo trovo francamente ingiusto e anche offensivo che, nel momento in cui si discute delle future nomine, qualcuno lasci intendere che il CdA dell’IPES possa essere il frutto di nomine di “amici” o di colleghi di partito.
Perché a quel punto la domanda diventa inevitabile: quando nominano gli altri si parla di esperti e professionalità, mentre quando nominano gli italiani si parla di amici?
Insinuare questo tipo di lettura significa introdurre un pregiudizio denigratorio nei confronti della componente italiana della nostra provincia, quasi che le scelte che la riguardano siano per definizione meno credibili o meno qualificate. Un’impostazione che rischia di scivolare in una forma di discriminazione culturale e politica che non fa bene al clima di convivenza dell’Alto Adige.
Spero sinceramente che questo non sia il messaggio che si vuole far passare, perché sarebbe un messaggio profondamente sbagliato e irrispettoso nei confronti del gruppo linguistico italiano di questa provincia.
Il vero tema oggi dovrebbe essere un altro: come migliorare il funzionamento dell’IPES, come rispondere ai problemi reali degli inquilini, come accelerare manutenzioni e interventi e come rendere più efficiente la gestione dell’edilizia sociale.
Delegittimare in anticipo le nomine o mettere in discussione la loro legittimità istituzionale non aiuta né l’IPES né il clima di collaborazione che in Alto Adige dovrebbe sempre guidare i rapporti tra gruppi linguistici.
Massimo Bessone
già Assessore provinciale dell’Alto Adige e Consigliere regionale TAA