Bolzano: bene la difesa degli stranieri che lavorano e si comportano bene da parte di Verdi ed SVP contro “i razzisti”, a quando però una loro presa di posizione a difesa degli italiani contro il continuo razzismo della Südtiroler Freiheit?
Per una volta Bolzano – città così geograficamente periferica – è stata al centro dell’attenzione politica nazionale. Il perché è presto detto: ieri, più o meno nello stesso momento sono andate in scena due manifestazioni, una l’opposto dell’altra, due piazze, due visioni politiche completamente diverse.
Da una parte chi chiedeva la remigrazione, definiti da certa stampa locale senza mezzi termini “i razzisti”. Dall’altra chi si è mobilitato più che per andare contro l’altra manifestazione e dare un segnale di forza: “gli anti-razzisti” – sempre per definizione degli stessi organi d’informazione.
Bene. Sottolineo che il sottoscritto non era in nessuna delle due piazze. Una scelta chiara, a me non piacciono gli estremismi, né da una parte, né dall’altra! E, proprio per questo mi permetto un paio di riflessioni.
E, se tutti quelli che manifestavano in Piazza Vittoria non fossero razzisti?
Perché il rischio, etichettando le persone in questo modo, è quello di non vedere – o peggio ignorare – il disagio, l’insicurezza, il degrado e il senso di abbandono che tanti cittadini, anche a Bolzano, vivono ogni giorno, sentendosi sempre meno tutelati dallo Stato, dalle forze dell’ordine e dalla magistratura.
E questo è pericoloso. È grave ignorare l’urlo di taluni. Si viene a creare un clima che può portare ad una brutta deriva!
Negare che esista un problema legato all’immigrazione irregolare e alla criminalità è ipocrisia pura. Così come è sbagliato e pericoloso etichettare automaticamente come “razzista” chi esprime preoccupazione o disagio. Questo atteggiamento non risolve nulla, anzi aumenta la distanza tra cittadini e istituzioni.
Ma, mi sia consentito spostare l’attenzione su un aspetto che forse a molti è sfuggito, ma che a chi conosce a fondo questa terra e la sua politica non può passare inosservato.
Ieri, a difesa degli immigrati, in prima fila, c’era tutto il gruppo dirigente di Verdi ed SVP.
Tutti presenti. Tutti schierati. Tutti a sostenere – giustamente – che chi arriva in Alto Adige deve poter vivere senza essere emarginato.
Peccato però che questa stessa prontezza e sensibilità non si siano mai viste quando si trattava di prendere posizione contro dichiarazioni e atteggiamenti antitaliani portati avanti da ambienti vicini alla Südtiroler Freiheit.
Non ho mai visto nessuno di loro non solo manifestare, ma neppure dire o scrivere mai una parola contro le quotidiane provocazioni, le continue offese del partito separatista sudtirolese.
Perché? Dov’è talvolta la bontà d’animo l’amore di questa terra così presa d’esempio in materia di convivenza?! Due pesi e due misure che non possono più essere accettati.
Io, padre di un ragazzo di madre lingua tedesca, in questi anni ho sempre lavorato per unire, non per dividere il popolo di questa Heimat che amo. Ho rappresentato e difeso allo stesso modo italiani, tedeschi, ladini e stranieri che si comportano bene, senza mai fare distinzioni e senza mai inseguire convenienze politiche. Per questo oggi lo dico con chiarezza: la coerenza non è un optional. Non si può scegliere quando indignarsi e quando voltarsi dall’altra parte. Non si possono difendere i diritti solo quando è comodo farlo. Se davvero vogliamo una provincia più giusta, più sicura e più unita, servono meno passerelle e più coraggio.
Silenzio allora – presenza oggi. Gli stranieri sì! I connazionali di un altro gruppo linguistico no!
Curioso modo di intendere l’equilibrio.
Attenzione però che in politica, come nella vita, prima o poi, le contraddizioni presentano il conto.
Massimo Bessone
Ex Consigliere regionale TAA e Assessore provinciale AA
Consigliere comunale a Vipiteno
Consigliere della Comunità comprensoriale Alta Valle Isarco