Un giorno che non dimenticherò mai.

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15 luglio 2016 – Kemer (Turchia meridionale)
Guardai l’orologio, le quattro del mattino.
Qualcosa, forse un brivido freddo, in una torrida notte turca, mi aveva svegliato.
Forse era solo il destino che voleva che io mi alzassi per godere in pieno di quella giornata, così all’apparenza, comune a tutte le altre, ma destinata a rimanere per sempre nella mia memoria.
Pochi minuti dopo ero in spiaggia, solo in quell’oasi di calma e benessere.
Un paradiso tra mare ed aride colline.
Lì tutti mi chiamavano “Italia” perché ero l’unico Italiano che conoscevano, e le guardie un po’ mi detestavano perché in un momento di frequenti attentati dell’Isis, il giorno prima era stata colpita Nizza, io ero sempre ovunque, nei posti più isolati in riva al mare o nei mercati più confusi dell’entroterra, sempre con il cellulare in mano a seguire una delle mie passioni, la fotografia.
Ma che importa, ero lì, avvolto dal silenzio, rotto in maniera cadenzata da un leggero suono, causato dalle onde del mare che accarezzavano il pontile sul quale ero seduto.
Una leggera brezza muoveva i miei capelli, il mio sguardo era ammaliato da quel sole, così grande, che nasceva dipingendo il mondo di mille colori, gradazioni di rosso, giallo ed oro.
Non era la prima volta, in una Turchia a me familiare, che ammiravo l’alba, ma sapevo che sarebbe stata l’ultima di quell’anno, perché, dopo due settimane di ferie, l’indomani mattina sarei dovuto partire.
Ora, a distanza di un anno, ripensando a quei momenti, sorrido per quello che fu davvero un grande giorno.
Forse il merito fu proprio di quel brivido che aveva spento i miei sogni ed acceso la mia giornata, proiettandomi in quel meraviglioso quadro, in quello spettacolo che mi stava regalando forza, passione, poesia.
Avevo quasi le lacrime tanta era l’emozione d’essere in un posto, in un momento così magico.
Due cose esaltano il mio mondo, poesia e fotografia.
Ed allora ho preso in mano il mio cellulare ed ho scattato le foto che vedete qui accanto. Un po’ per fissare il momento, un po’ per condividere con voi l’atmosfera.
A completare la magia di quel giorno, relax, immersioni in un mare accogliente e mille risate con le persone che amo.
Non immaginavo ancora che il volgere al termine della giornata avrebbe portato paura nelle persone accanto a me, ed in qualcuno di voi che mi sapeva lì e da casa guardava la TV, ma tanta forza al sottoscritto, forse quella che il brivido della mattina mi aveva regalato.
Eh, sì i vostri messaggi dall’Italia mi informavano che mi trovavo nel bel mezzo di un colpo di stato.
Avevo notato qualche movimento di aerei ed elicotteri militari durante il giorno, ma nulla di preoccupante, ne nulla che lasciasse presagire ad una cosa del genere.
Gli spari dei fucili e dei carri armati che occupavano le grandi città turche non giungevano fino a me, anzi tutto in torno a noi era diventato buio e silenzioso.
Se alla mattina a coccolarmi era il meraviglioso panorama, in quelle ore erano i vostri messaggi d’amicizia su Facebook e WhatsApp a riscaldarmi il cuore.
Certo le notizie dalla TV turca e da Facebook non erano per nulla incoraggianti, ma io ero tranquillo. Lo fui anche quando il regime oscurò nell’ordine tutte le TV, poi internet, i telefoni ed ogni forma di comunicazione con il mondo.
Eravamo soli ed isolati in un Paese così lontano e così diverso dal nostro, in un Paese sull’orlo di una guerra civile.
Ricordo di aver guardato i visi di mia moglie e mio figlio e sorridendo più che potevo, aver detto loro: ” State tranquilli, io vi ho portato qui, e qualsiasi cosa accada, anche per mare o in spalla io vi riporterò a casa!”
Ah, quel brivido, quell’alba quanta forza mi avevano dato.
Invitai allora la mia famiglia a spegnere le luci e a riposare, l’indomani ci aspettava, dopo due settimane di relax, il lungo viaggio di rientro.
Tanta era la nostra tranquillità che di lì a poco le chiacchiere lasciarono il posto ad un loro respiro ritmico e tranquillo, dormivano.
Una cosa triste però in testa ce l’avevo. Noi da quel paradiso diventato inferno saremmo presto partiti, ma i Turchi? Quello “strano” popolo che ci aveva accolto, che fine avrebbe fatto?
Benché fosse già passata la mezzanotte, mi alzai, chiusi ben, bene la porta della nostra stanza, come a proteggere la mia famiglia, e mi recai nella hall dell’albergo per vedere come stavano gli altri, per scrutare i loro sguardi e carpirne la preoccupazione.
In una specie di salottino mi imbattei in alcuni amici.
Pur preoccupati mi guardarono con un sorriso che apprezzai tanto e ancora oggi, se chiudo gli occhi, ricordo con chiarezza.
Feci di tutto per scambiare quattro chiacchiere, dovete sapere che con una buona parte dei Turchi si comunica con il Tedesco.
Non avevano voglia di scherzare, ma io mi misi a raccontare quello che mi veniva in mente del mio Paese, per distrarli per provare a farli pensare ad altro.
Di lì a poco ad ascoltarmi non erano più in pochi, ma tanta gente che nello stare assieme cercava conforto.
Ad un tratto un signore prese parola e chiese: “Perché tu Italia questa sera ridi e non hai paura di questo colpo di stato!?”
Io mi girai e abbozzando un sorriso dissi : “Io non ho paura, in Italia ogni mese (Era il periodo Monti, Letta, Renzi) c’è un colpo di stato e cambia il governo!”
Non so se fossero così esperti di politica internazionale, o fosse per la loro ansia, ma ne partì una risata irrefrenabile che diede il via ad una nottata un po’ più leggera anche per loro.

Ed allora quando stamani, ad un anno esatto da quella notte, accendendo il cellulare ho ricevuto un messaggio, da un numero turco, curiosamente non in rubrica, con scritto: “Grazie Italia!”, i miei occhi si sono bagnati, sono corso a rivedere le foto di quell’alba di quel giorno magico che Turchia e “Italia” (il mio soprannome) non dimenticheremo mai!

Massimo Bessone

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